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Unioni civili: c’é il regolamento per la tenuta dei registri di stato civile

Sulla Gazzetta Ufficiale del 28.7.2016 serie generale n. 175 é stato pubblicato il DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 23 luglio 2016, n. 144 recante “Regolamento recante disposizioni transitorie necessarie per la tenuta dei registri nell’archivio dello stato civile, ai sensi dell’articolo 1, comma 34, della legge 20 maggio 2016, n. 76”.

Il decreto é entrato in vigore il 29.7.2016 e lo resterà  fino all’entrata in vigore dei decreti legislativi previsti all’art. 1, comma 28, della L.  20.5.2016 n. 76.

Ecco il testo del decreto

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E’ possibile ripetere la notifica se ci si attiva subito

Importante pronuncia delle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione in tema di notificazioni é rappresentata dalla sentenza n. 14594 del 15.7.2016 che sul campo pratico ha risvolti notevolissimi.

La Suprema Corte ha stabilito che: “In caso di notifica di atti processuali non andata a buon fine per ragioni non imputabili al notificante, questi, appreso dell’esito negativo, per conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria deve riattivare il processo notificatorio con immediatezza e svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento, ossia senza superare il limite di tempo pari alla metà dei termini indicati dall’art. 325 c.p.c., salvo circostanze eccezionali di cui sia data prova rigorosa”.

L’art. 325 c.p.c. prevede che il termine per proporre appello, revocazione e oppsozione di terzo é di trenta giorni, mentre il termine per proporre ricorso per cassazione é di sessanta giorni.

Di seguito il link al sito della Cassazione per leggere la motivazione

Cass. Civ SU 14594 del 15.7.2016

Convertito il D.L. 59/2016 (cd. decreto banche)

Nella Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 153 del 2.7.2016 é stata pubblicata la L. 30 giugno 2016 n. 119 che ha convertito con modificazioni il D.L. 3 maggio 2016 n. 59.

Segue il testo del decreto legge coordinato con la legge di conversione tratto dalla stessa Gazzetta Ufficiale.

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Abolitio criminis e esecuzione penale.

Con sentenza  n. 26259 ud. 29/10/2015 – depositata il 23/06/2016 – in tema di esecuzione penale le Sezioni unite della Corte di cassazione, risolvendo un contrasto giurisprudenziale insorto in ordine alla possibilità, per il giudice dell’esecuzione, di revocare per abolitio criminis una sentenza di condanna emessa nei confronti di uno straniero irregolare per il reato di cui all’art. 6, terzo comma, T.U. Imm., dopo le modifiche apportate a tale articolo dalla legge 15 luglio 2009, n. 94, ed interpretate dalle Sezioni Unite nel senso che soggetto attivo del reato può ormai essere il solo straniero regolarmente soggiornante (cfr. Sez. U, n. 16453 del 24/02/2011, Alacev), hanno affermato il seguente principio di diritto: «Il giudice dell’esecuzione può revocare, ai sensi dell’art. 673 cod. proc. pen., una sentenza di condanna pronunciata dopo l’entrata in vigore della legge che ha abrogato la norma incriminatrice, allorchè l’evenienza di abolitio criminis non sia stata rilevata dal giudice della cognizione».

Ancora sulla messa alla prova

Competenza CONFLITTI DI COMPETENZA – SOSPENSIONE DEL PROCEDIMENTO CON MESSA ALLA PROVA – RICHIESTA DI SOSPENSIONE AVANZATA IN SEDE DI OPPOSIZIONE A DECRETO PENALE DI CONDANNA – DECISIONE -COMPETENZA.

Sentenza 25867 del 3.2.2016 pubblicata il 22.6.2016 link testo motivazione

La Prima Sezione penale, risolvendo un conflitto negativo di competenza, ha affermato che, in caso di richiesta di messa alla prova ex art. 464 bis cod. pen. avanzata in sede di opposizione a decreto penale di condanna, competente a conoscere della stessa è il giudice dibattimentale e non il giudice per le indagini preliminari, diversamente da quanto previsto dal codice per le richieste di riti alternativi formulate con l’opposizione stessa.

Nullità capo imputazione: va pronunciata senza sollecitare il PM a modificarlo

La Sesta Sezione penale con sentenza 23832 del 12.5.2016 pubblicata l’8.6.2016 ha affermato che in caso di genericità o indeterminatezza del fatto descritto nel capo di imputazione, il giudice del dibattimento deve dichiarare la nullità prevista dall’art. 429, comma 2, cod. pen., senza previamente sollecitare il pubblico ministero ad integrare o precisare la contestazione.

Cliccando sul link si può leggere la motivazione presente sul sito della Cassazione Cass Pen 23832-2016

La Corte da atto di precedenti in senso contrario che dichiara di non condividere; segnala peró che molti di questi precedenti fanno erronea applicazione dei principi sanciti da S.U. nella sentenza Battistelli 5307 del 23.12.2007 depositata l’1.2.2008. Tale ultima pronuncia aveva ritenuto che il GUP prima di dichiarare la nullità del capo di imputazione avrebbe dovuto invitare il PM a precisare o modificare lo stesso: secondo Cass 23832/2016 il principio non vale per il giudice del dibattimento data la diversità del procedimento e ciò si ricaverebbe da una attenta lettura della citata SU Battistella.

Ricettazione ed abusiva acquisizione di dati.

La Cassazione ha affermato che costituisce “cosa” proveniente da delitto, rilevante ai fini dell’integrazione del reato di ricettazione, un supporto sul quale siano trasferiti dati indebitamente carpiti attraverso illegittime intrusioni in altrui sistema informatico. Nella stessa pronuncia, la Seconda Sezione ha affermato che i verbali delle indagini difensive, contenenti dichiarazioni rese, nelle more fra i giudizi di primo e secondo grado, da persone già esaminate in dibattimento, non possono essere legittimamente acquisite dal giudice di appello senza che venga disposto l’esame dei dichiaranti.
Lo ha stabilito la sentenza 21596 pubblicata il 24 maggio 2016 della Seconda Sezione Penale della Suprema Corte. Per leggere la motivazione sul sito della Corte si può cliccare sul link che segue Cassazione 21596-2016

Pubblici dipendenti e art. 18 ante Fornero

imageAi rapporti di pubblico impiego contrattualizzato di cui all’art. 2 del d.lgs. n. 165 del 2001 non si applicano le modifiche apportate dalla l. n. 92 del 2012 (cd. legge Fornero) all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, sicché la tutela del dipendente pubblico nel caso di licenziamento illegittimo intimato in data successiva all’entrata in vigore di tali modifiche resta quella prevista dall’art. 18 dello Statuto nel testo precedente alla riforma.

Lo ha stabilito la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con sentenza 11868 del 9.6.2016 di cui si può leggere la motivazione sul sito della Suprema Corte cliccando sul link che segue

Cassazione 11868-2016

Braccialetto elettronico indisponibile: che si fa?

imageLe Sezioni unite della Corte di Cassazione – in materia di applicazione della misura degli arresti domiciliari con il c.d. braccialetto elettronico o di sostituzione della custodia cautelare in carcere con tale misura – hanno affermato che l’ accertata indisponibilità del congegno elettronico non comporta alcun automatismo nella individuazione della misura coercitiva applicabile, la cui scelta è , invece, rimessa al giudice, in base ai principi di adeguatezza e proporzionalità, in relazione alla intensità delle esigenze cautelari del caso concreto.
Trattasi della sentenza n. 20769 pubblicata il 19 maggio 2019

Cass Pen 20769 del 2016

La Cassazione nel 2015

CassazioneDati statistici Corte Cassazione anno 2015

Ricorsi per Cassazione anno 2015 divisi per regione

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