Archivi

Più cause per uno stesso diritto: si può fare?

La questione scrutinata dalla Suprema Corte in una recentissima sentenza  è la seguente: “se, una volta cessato il rapporto di lavoro, il lavoratore debba avanzare in unico contesto giudiziale tutte le pretese creditorie che sono maturate nel corso del rapporto o che trovano titolo nella cessazione del medesimo e se il frazionamento in giudizi diversi costituisca abuso sanzionabile con l’improponibilità della domanda”.Nel 2007 la Sezioni Unite con sentenza n. 23726, mutando il precedente orientamento del 2000 (sent n. 108), avevano ritenuto contrario al principio di correttezza il comportamento del creditore che, per sua esclusiva convenienza, avesse deciso di avanzare le richieste scaturenti dal medesimo rapporto in una pluralità di procedimenti. Ciò fu poi ribadito nel 2009 nella sentenza delle Sezioni Unite n. 26961. In realtà, precisa la Corte, queste pregresse pronunce riguardavano casi di unico credito (ritenuto appunto infrazionabile) e non anche una pluralità di crediti riferiti a un unico rapporto di durata.D’altro canto l’infrazionabilita’ del singolo credito non implica affatto la necessità di agire in un unico processo a tutela di diverso crediti sia pur nascenti da un unico rapporto.

Le Sezioni Unite, componendo il relativo contrasto, hanno sancito la proponibilità, in separati processi, delle domande afferenti diversi e distinti diritti di credito, anche se relativi ad uno stesso rapporto di durata tra le parti, altresì precisando che se quei diritti, oltre a derivare da un rapporto siffatto, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o comunque ‘fondati’ sull’identico fatto costitutivo (sicchè il loro separato accertamento provocherebbe una duplicazione di attività istruttoria e la conseguente dispersione della conoscenza di una medesima vicenda sostanziale), le relative domande possono formularsi in separati giudizi solo se il creditore agente risulti avere un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata, e che, ove la necessità di un tale interesse e la relativa mancanza non siano state dedotte dal convenuto, il giudice che intenda rilevarle dovrà indicare la relativa questione ex art. 183 c.p.c. e, se del caso, riservare la decisione assegnando alle parti termine per memorie ex art. 101, comma 2, c.p.c.”.

La sentenza in questione è la n. 4090 del 16.02.2017. Ecco la MOTIVAZIONE

Legittime le notifiche a mezzo Pec nel processo penale

Con sentenza n. 6320 pubblicata il 10.02.2017 la  Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione ha affermato che è legittima la notifica, effettuata ai sensi dell’art. 299, comma 4 bis, cod. proc. pen. inviata tramite posta elettronica certificata dal difensore dell’imputato a quello della persona offesa.

La Corte parte dall’esegesi dell’art 16, comma 4, D.L. 179/2012 per evidenziare che da tale norma non può trarsi argomento contrario all’ammissibilità della Pec come strumento del procedimento notificatorio laddove il destinatario non sia l’imputato.

Quindi i Giudici della Suprema Corte  individuano le norme che consentono ai difensori di effettuare notifiche tramite Pec nel processo penale, norme individuate nell’art.152 c.p.p., che consente al difensore di una parte privata di sostuire la notifica dell’atto con l’invio dello stesso tramite raccomandata, e nell’art. 48 D.Lvo 82/2005 (Codice dell’amministrazione digitale) come sostituto dall’art. 33 D.Lvo 235/2010 che equipara alla notifica per posta la trasmissione per via telematica di un atto.

D’altro canto, rileva la Corte, il mezzo utilizzato da’ sicurezza da un punto di vista tecnico della ricezione da parte del destinatario e consente a quest’ultimo di poter esercitare i suoi diritti.

Ecco sul sito della Corte la MOTIVAZIONE

Per trasformare un immobile già destinato a attività produttive ad attività fieristica occorre il permesso di costruire.

La Terza Sezione della Corte di cassazione ha affermato che, ai fini della individuazione della relativa categoria funzionale di cui all’art. 23 ter del D.P.R. n. 380 del 2001, l’attività fieristica deve essere considerata come attività commerciale, con la conseguenza che la modifica della destinazione d’uso, mediante opera, di un preesistente complesso immobiliare destinato ad insediamento produttivo richiede il rilascio del permesso di costruire.

Lo afferma la Cassazione Penale (relatore Ramacci) con sentenza n. 6060 udienza 13.1.2017 pubblicazione del 9.2.2017.

Giudice esecuzione, reato continuato e reati satellite

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno affermato che il giudice dell’esecuzione, in sede di applicazione della disciplina del reato continuato, non può quantificare gli aumenti di pena per i reati-satellite in misura superiore a quelli fissati dal giudice della cognizione con la sentenza irrevocabile di condanna.

È la sentenza n. 6296 (udienza 24.11.2016 ) pubblicata il 10.2.2017

Ecco la MOTIVAZIONE sul sito della Corte

Azione di ripetizione di indebito in materia bancaria svolta con domanda riconvenzionale ed onere probatorio.

La Corte di Cassazione con sentenza n. 500 dell’11 gennaio 2017 ha chiarito il riparto dell’onere probatorio nel contenzioso bancario nei casi in cui il cliente che proponga opposizione a decreto ingiuntivo avanzi anche domanda riconvenzionale.In tal caso si deve partire dal principio generale per cui “chi propone una domanda riconvenzionale, di natura creditoria, deve provare l’esistenza e l’entità del credito. L’opponente a decreto ingiuntivo, convenuto in senso sostanziale rispetto alla domanda creditoria formante oggetto del provvedimento monitorio, assume la posizione, anche sotto il profilo dell‘onus probandi, di attore, in ordine alla proposizione della domanda riconvenzionale”.

Il correntista che rivendichi in riconvenzionale il pagamento di una somma a titolo di indebito per interessi ultralegali non pattuiti e illecita capitalizzazione degli interessi deve produrre, oltre ai contratti bancari, anche tutti gli estratti conto dall’inizio del rapporto senza soluzione di continuità. Solo così si può determinare tale suo credito.

Nel caso di specie tale produzione, indispensabile alla ricostruzione integrale del rapporto di dare avere intercorso tra le parti, detratto l’indebito costituito dall’applicazione della vietata capitalizzazione trimestrale degli interessi e del tasso ultralegale degli stessi, è stata effettuata (come rilevato dall’istituto bancario) soltanto a partire dal 1/1/92. Pertanto, il dies a quo dal quale effettuare il calcolo del credito dei correntisti non poteva che prendere le mosse dalle risultanze del primo (in senso cronologico) estratto conto prodotto». Non si applica dunque a favore del correntista attore in riconvenzionale il criterio del saldo zero che taluna giurisprudenza ha applicato in caso di produzione solo parziale degli estratti conto.

Assoluzione in appello e necessità di rinnovare l’istruttoria.

La Quarta Sezione Penale della Cassazione ha affermato che il giudice d’appello, in caso di riforma, in senso assolutorio, della sentenza di condanna di primo grado, sulla base di una diversa valutazione del medesimo compendio probatorio, non è obbligato alla rinnovazione della istruttoria dibattimentale, ferma restando la necessità di una motivazione rafforzata.È la sentenza n. 4222 pubblicata il 30.1.2017 (udienza 20.12.2016). Clicca qui per andare sul sito della Corte e leggere la MOTIVAZIONE

Rassegna civile 2016 della Corte di Cassazione

Rassegna penale 2016 della Corte di Cassazione

Sul sito della Corte di Cassazione a cura dell’Ufficio del Massimario e Ruolo Servizio Penale   il 31.1.2017 é stata pubblicata la rassegna della giurisprudenza delle Sezioni Penali relativa all’anno 2016.

Il lavoro si divide in più parti: la prima parte da pag. 31 a pag. 236 tratta delle riforme più recenti, la seconda parte si occupa delle questioni di diritto sostanziale da pag. 239 a pag. 540 ed, infine, una terza parte da pag. 545 in poi tratta delle questioni di diritto processuale.

Trattasi di una rassegna ragionata che, argomento per argomento, dà conto degli orientamenti delle varie Sezioni sviluppatisi nel corso del 2016.

Download (PDF, 4.96MB)

Processo penale e utilizzo della Pec

La Quarta sezione della Corte di Cassazione ha affermato che ai fini della validità della notificazione a mezzo posta elettronica certificata (c.d. Pec ), non è necessario alcun decreto che la autorizzi, né che il giudice faccia riferimento ad essa nell’atto da notificare (Fattispecie in tema di decreto di citazione in giudizio di appello).Trattasi della sentenza n. 3336/2017 (udienza 22.12.2016 – deposito 23.01.2017).

Il ricorrente ripropone un’eccezione di nullità già proposta in secondo grado e cioè ritiene che il decreto di citazione in appello doveva contenere l’indicazione che la notifica veniva effettuata via Pec, con altresì l’indicazione dell’indirizzo Pec del destinatario della notifica: tali deficienze impedirebbero un valido esercizio del diritto di difesa e concreterebbero una nullità. 

La Corte, nel respingere il relativo motivo di ricorso, compie un’affermazione molto importante e cioè chiarisce che in tema di notifica del decreto di citazione a giudizio l’orientamento che si sta consolidando è quello di non guardare il dato meramente formalistico, ma di verificare l’idoneità a determinare l’effettiva conoscenza dell’atto da parte del destinatario. Orientamento questo che fa da pendant con quello secondo cui l’imputato che vuole eccepire la nullità assoluta della citazione o della relativa notificazione, non risultante dagli atti, non può limitarsi a denunciare la violazione della relativa norma processuale, ma deve rappresentare al giudice di non aver avuto conoscenza dell’atto e fornire gli elementi specifici che consentano l’esercizio dei poteri officiosi di accertamento da parte del giudice (cfr. Sentenza S.U. N. 119 del 27/10/2004 dep. 2005 Palumbo).

Per chi vuole leggere la motivazione sul sito della Corte può cliccare qui MOTIVAZIONE  e leggere le pagg 17-18-19.

Il curatore fallimentare può svolgere ogni tipo di azione di responsabilità contro gli amministratori della fallita.

Le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione, con sentenza n. 1641 del 23/01/2017, decidendo la corrispondente questione di massima di particolare importanza, hanno riconosciuto al curatore fallimentare la legittimazione attiva unitaria, in sede penale come in sede civile, all’esercizio di qualsiasi azione di responsabilità sia ammessa nei confronti degli amministratori di qualsivoglia società, anche per i fatti di bancarotta preferenziale commessi mediante pagamenti eseguiti in violazione del pari concorso dei creditori.

Link al sito della Corte per leggere la motivazione MOTIVAZIONE

Tutto sul processo telematico

Esiste un gruppo Facebook dove ogni giorno si trattano e risolvono i problemi applicativi del PCT e comunque ci si informa su argomenti similari (notifiche PEC, fatturazione elettronica, PAT, firma digitale, ect).

Si tratta del gruppo PCT Processo Civile Telematico 

L’iscrizione ovviamente è gratuita.

Ecco il link https://www.facebook.com/groups/280052028821251/