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Le spese del reclamo avverso l’ordinanza presidenziale nelle cause di separazione

La Prima sezione civile della Cassazione ha stabilito che: “In tema di separazione dei coniugi, la corte d’appello adita in sede di reclamo avverso l’ordinanza del presidente del tribunale, ai sensi dell’art. 708 c.p.c., non deve statuire sulle spese del procedimento, poiché, trattandosi di provvedimento adottato in pendenza della lite, resta riservato al tribunale provvedere sulle spese nella sentenza emessa a conclusione del giudizio anche per la fase di reclamo”.

Trattasi della Sentenza n. 8432 del 30/04/2020.

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Configurabilità del silenzio-assenso sulla richiesta di assegnazione di una rivendita di generi di monopolio

DAL SITO DELLA GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA

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Cons. St., sez. II, 12 marzo 2020, n. 1788 – Pres. Greco, Est. Lotti

Silenzio della P.A. – Silenzio assenso – Rivendita generi monopolio – Richiesta di assegnazione – Silenzio assenso – Inconfigurabilità.
 
          Non è configurabile la formazione del silenzio-assenso ex art. 20, l. 7 agosto 1990, n. 241 su una richiesta di assegnazione di una rivendita di generi di monopolio (1).
 
(1) Ha chiarito la Sezione che il procedimento di cui all’art. 20, l. 7 agosto 1990, n. 241, circa la formazione di un titolo abilitativo attraverso il meccanismo del silenzio-assenso, non è configurabile allorché l’amministrazione deve rilasciare una vera e propria concessione amministrativa. In tali ipotesi rientra quella dell’autorizzazione alla vendita di generi di monopolio, la quale, alla stregua della disciplina riveniente dall’art. 19, l. 22 dicembre 1957, n. 1293, effettuata nella forma della rivendita ordinaria o speciale, è soggetta a regime di vera e propria concessione amministrativa, atteso che si riferisce ad un’attività ancora oggetto di monopolio statale.
Ed invero, la l. 22 dicembre 1957, n. 1293, all’art. 19, dopo avere distinto le rivendite di generi di monopolio in rivendite ordinarie e rivendite speciali ed avere altresì stabilito che queste ultime sono anch’esse affidate, in genere, a privati, a trattativa privata, per la durata non superiore ad un novennio, prevede che: “Nei casi di rinnovo delle concessioni di cui al precedente comma, il concessionario è tenuto a corrispondere all’Amministrazione (…)”, con ciò stesso attribuendo al provvedimento di assegnazione della rivendita la qualifica espressa di “concessione” e qualificando espressamente come “concessionario” il suo titolare.
Del resto, la lettura dell’intera l. n. 1293 del 1957 porta alla conclusione che l’attività di rivendita di generi di monopolio, effettuata nella forma della rivendita ordinaria o speciale, è attività soggetta a regime di vera e propria concessione amministrativa, visto che si riferisce ad un’attività ancora oggetto di monopolio statale.
Ciò premesso, deve rilevarsi inequivocabilmente che il procedimento di cui all’art. 20, l. n. 241 del 1990 circa la formazione di un titolo abilitativo attraverso il meccanismo del silenzio assenso non è configurabile allorché l’Amministrazione deve rilasciare una vera e propria concessione amministrativa.

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The climate risk for finance in Italy

Ecco il tema affrontato da un recente studio della Banca d’Italia inserito nel febbraio 2020 nella collana Questioni di economia e finanza ed  intitolato The climate risk for finance in Italy a cura di Ivan Faiella e Danila Malvolti.

La crescente attenzione prestata alle possibili conseguenze dei cambiamenti climatici per il settore finanziario ha rafforzato la cooperazione internazionale in materia di finanza verde, con iniziative sia dell’industria che delle istituzioni. I sondaggi internazionali lo dimostrano: finora non vi è stata una crescita adeguata nella consapevolezza dei rischi legati ai cambiamenti climatici e alle opportunità legate alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.  La divulgazione del rischio finanziario correlato al clima (CRFR) in Italia ha confermato le stesse conclusioni. Lo studio pertanto identifica tre passaggi con l’obiettivo di incoraggiare la finanza gli enti che tengono conto del CRFR nelle loro strategie di gestione dei rischi aziendali: 1) creare un centro informazioni per raccogliere le informazioni necessarie per valutare il CRFR; 2) compilare un elenco delle informazioni non ancora disponibili; 3) definire metodologie standard che consentire agli scenari climatici di far parte dei processi decisionali finanziari istituzioni.

Il lavoro é consultabile a questo link

oppure qui sotto

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La violazione del diritto di espatrio: interessante sentenza della CEDU

Nella sentenza del 17.12.2019 resa nel Ricorso n. 68957/16 (C. TORRESI contro l’Italia) la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha esaminato il caso di un uomo che si era separato ed a cui era stato limitato il diritto di espatrio in Cina sotto forma di mancato rilascio del passaporto per mancanza del consenso della moglie.

Il ricorrente era divenuto padre di due bambine con una signora cinese con cui si era sposato in Italia ed alla sua richiesta di passaporto per andare in Cina per lavoro la moglie si era opposta sostenendo che egli non adempiva alle obbligazioni alimentari verso le figlie e che in Cina aveva altra relazione sentimentale.

Il caso fu esaminato dal Giudice tutelare e poi dal tribunale dei minorenni che entrambi diedero ragione alla moglie, con cui nel frattempo si giunse alla separazione.

La Corte nell’esame del ricorso tratta tre aspetti premettendo che l’articolo 2 § 2 del Protocollo n. 4 alla Convenzione garantisce ad ogni persona il diritto di lasciare qualsiasi paese per recarsi in qualsiasi altro paese di sua scelta in cui possa essere ammessa. Nel caso in questione, il rifiuto di rilasciare un passaporto al ricorrente costituisce una violazione di tale diritto (Baumann c. Francia, n. 33592/96, §§ 62-63 CEDU 2001 V (estratti), Napijalo c. Croazia, n. 66485/01, §§ 69-73, 13 novembre 2003, e Nalbantski c. Bulgaria, n. 30943/04, § 61, 10 febbraio 2011). Pertanto, è opportuno per la Corte stabilire se questa violazione fosse «prevista dalla legge», perseguisse uno o più degli scopi legittimi definiti dall’articolo 2 § 3 del Protocollo n. 4 alla Convenzione e se fosse «necessaria in una società democratica» per il raggiungimento di questo o questi scopi.

Sotto il primo profilo la Corte rammenta che l’ingerenza si basava sull’articolo 3, lettera b), della legge n. 1185 del 21 novembre 1967, come modificata dall’articolo 24, comma 1 della legge n. 3 del 16 gennaio 2003, tenuto conto del fatto che il ricorrente non pagava per intero l’assegno alimentare che era tenuto a versare in favore delle figlie.

Sotto il secondo profilo la Corte ritiene anche che il provvedimento fosse volto a salvaguardare gli interessi delle figlie del ricorrente e perseguisse un obiettivo legittimo di tutela dei diritti altrui, ossia il diritto dei figli a ricevere un assegno alimentare.

Sotto il terzo profilo la Corte ritiene che, nel caso di specie, le autorità giudiziarie interne abbiano riesaminato più volte la situazione personale dell’interessato e la sua capacità di pagare le somme dovute, tenendo conto di tutte le informazioni pertinenti per assicurarsi che la restrizione temporanea della libertà di circolazione del ricorrente fosse giustificata e proporzionata rispetto alle circostanze del caso di specie. Esse hanno adempiuto al loro dovere di riesaminare regolarmente la misura contestata, fatto che, a parere della Corte, priva la misura di qualsiasi automaticità. L’espatrio in Cina avrebbe reso più difficile il recupero delle somme dovute dal padre per obbligazioni alimentari che il ricorrente non onorava regolarmente.

Per tali motivi il ricorso è stato respinto.

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Italia condannata per non aver recuperato aiuti di Stato

L’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia U.E. a sanzioni pecuniarie per non aver recuperato aiuti illegittimamente concessi al settore alberghiero in Sardegna.

Tale Stato membro dovrà, quindi, versare al bilancio dell’Unione una somma forfettaria pari a EUR 7 500 000 nonché, a partire dalla data sentenza, una penalità pari a EUR 80 000 per ogni giorno di ritardo.

Lo ha stabilito la sentenza n. 29/2020 del 12.3.2020 nella causa 576/18 Commissione c/ Italia.

Per approfondire:

link per leggere il comunicato stampa in cui si riassumono i termini della vicenda

link per leggere la sentenza

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Cancellazione aerea e diritti del passeggero

Un passeggero aereo che ha ricevuto una compensazione pecuniaria per la cancellazione di un volo e ha accettato di imbarcarsi su un altro volo ha anche diritto a una compensazione pecuniaria per il ritardo di tale volo alternativo.

Lo ha stabilito la Coerte di Giustizia dell’Unione Europea nella sentenza Nº 31/2020 : 12 marzo 2020

Ecco il link al comunicato stampa che spiega il caso deciso.

Comunicato per sentenza della Corte di giustizia nella causa C-832/18 Finnair

E sotto il link per leggere la sentenza in italiano

sentenza 31/2020 del 12.3.2020

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