SCIA illegittima e tutela del terzo

Il TAR Emilia Romagna Sezione staccata di Parma con sentenza non definitiva n. 12/2019 ha ritenuto rilevante ai fini del decidere, e non manifestamente infondata, la questione d’illegittimità costituzionale sollevata d’ufficio con riferimento al comma 6-ter dell’art. 19 della L. n. 241 del 1990 (ai sensi del quale “La segnalazione certificata di inizio attività, la denuncia e la dichiarazione di inizio attività non costituiscono provvedimenti taciti direttamente impugnabili. Gli interessati possono sollecitare l’esercizio delle verifiche spettanti all’amministrazione e, in caso di inerzia, esperire esclusivamente l’azione di cui all’art. 31, commi 1, 2 e 3 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104”), per violazione degli artt. 3, 24, 103 e 113 della Costituzione, nella misura in cui impedisce ai terzi lesi da una SCIA edilizia illegittima di ottenere dal Giudice amministrativo una pronuncia di accertamento della fondatezza della pretesa dedotta in giudizio, con conseguente condanna o comunque effetto conformativo all’adozione dei corrispondenti provvedimenti, anche nel caso in cui sia decorso il termine concesso all’amministrazione per azionare il potere inibitorio di cui al comma 3 dell’art. 19 della L. n. 241 del 1990.

Ritiene infatti il Tribunale che una tutela piena ed effettiva della loro posizione giuridica, infatti, i terzi interessati dovrebbero avere la possibilità di azionare gli ordinari rimedi giurisdizionali azionabili avverso le iniziative edilizie illecite altrui, qualunque sia la modalità di acquisizione del titolo legittimante, senza essere costretti a dovere richiedere, prima di agire, l’intermediazione dell’autorità pubblica, e senza essere soggetti, dopo avere agito in giudizio – per il mero decorso del tempo concesso all’amministrazione per attivare il potere inibitorio – ai forti limiti di tutela giurisdizionale derivanti dall’intermediazione aleatoria dell’esercizio del potere discrezionale di autotutela.

La sentenza è visibile sul sito della giustizia amministrativa a questo link: sentenza 12/2019 TAR Emilia Romagna

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Emotrasfusioni con sangue infetto: limite risarcimento

Cassazione Terza Civile

Ordinanza n. 4309 del 14/02/2019

Risarcimento danni

EMOTRASFUSIONI CON SANGUE INFETTO – CONTAGIO – RISARCIMENTO DEL DANNO – CUMULO CON L’INDENNIZZO EX L. N. 210 DEL 1992 – NON COINCIDENZA TRA DANNEGGIANTE E SOGGETTO EROGATORE DELLA PROVVIDENZA – “COMPENSATIO LUCRI CUM DAMNO” – OPERATIVITÀ – CONDIZIONI.

In caso di infezione conseguente ad emotrasfusioni o ad utilizzo di emoderivati, opera la “compensatio lucri cum damno” fra l’indennizzo ex l. n. 210/1992 ed il risarcimento del danno anche laddove non sussista apparente coincidenza tra il danneggiante ed il soggetto che eroga la provvidenza (nella specie, rispettivamente, ASL e Regione), qualora possa comunque escludersi che, per effetto del diffalco, si determini un ingiustificato vantaggio per il responsabile, restando in tal caso irrilevante che la l. n. 210/1992 non preveda un meccanismo di surroga e rivalsa in favore di chi abbia erogato l’indennizzo.

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Licenziamento, reintegra e maturazione delle ferie.

La Sezione Lavoro della Cassazione con sentenza n. 451 del 10.01.2019 ha sollevato questione pregiudiziale diretta ad accertare se l’art. 7 par. 2 della direttiva n. 88 del 2003 e l’art. 31 p. 2 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea debbano essere interpretati nel senso che ostino a disposizioni o prassi nazionali in base alle quali, cessato il rapporto di lavoro, non sia dovuto il diritto al pagamento dell’indennità sostitutiva delle ferie e permessi per festività soppresse, maturate e non godute, per fatto imputabile al datore di lavoro, con riguardo al periodo intercorrente tra il licenziamento dichiarato illegittimo e la successiva reintegra.

Ecco il link per leggerla.

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Lottizzazione abusiva: la prescrizione non impedisce la confisca.

Sentenza n. 5936 ud. 08/11/2018 – deposito del 07/02/2019

La Terza Sezione penale della Corte di cassazione ha affermato che in base alla nuova disposizione di cui all’art. 578-bis cod. proc. pen., ed alla luce della pronuncia della Grande Camera della Corte EDU del 28 giugno 2018, G.I.E.M. S.r.l. contro Italia, il proscioglimento per intervenuta prescrizione, maturato nel corso del processo, non osta alla confisca del bene oggetto di lottizzazione abusiva, a condizione che la relativa decisione abbia accertato l’esistenza del reato e la colpevolezza dell’imputato attuando tutte le garanzie proprie delle pronunce formali di condanna, attesa la natura “sostanzialmente penale” della sanzione irrogata, ai sensi dell’art. 4 del Protocollo n. 7 della Convenzione EDU.

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Vittime di reati violenti e risarcimento “comunitario”

Corte di Cassazione Terza Sezione Civile

Ordinanza n. 2964 del 29/01/2019

COMUNITA’ EUROPEA – VITTIME DI REATI VIOLENTI – DIRETTIVA 2004/80/CE – INTEMPESTIVO (E/O INCOMPLETO) RECEPIMENTO – RESPONSABILITÀ RISARCITORIA DELLO STATO MEMBRO ANCHE NEI CONFRONTI DI SOGGETTI NON TRANSFRONTALIERI – QUESTIONE PREGIUDIZIALE – INDENNIZZO DETERMINATO NELL’IMPORTO FISSO DI CUI AL D.M. DEL 31 AGOSTO 2017 – EQUITÀ ED ADEGUATEZZA EX ART. 12, PAR. 2, DELLA MEDESIMA DIRETTIVA – QUESTIONE PREGIUDIZIALE.

La Terza Sezione Civile ha sollevato innanzi alla CGUE, ex art. 267 del TFUE, la questione pregiudiziale concernente il se, in relazione alla situazione di intempestivo (e/o incompleto) recepimento della direttiva 2004/80/CE del Consiglio del 29 aprile 2004, quanto alla istituzione di un sistema di indennizzo delle vittime dei reati violenti, che fa sorgere nei confronti dei soggetti transfrontalieri la responsabilità risarcitoria dello Stato membro, il diritto eurounitario imponga di configurare un’analoga responsabilità nei confronti di soggetti non transfrontalieri (dunque, residenti), i quali non sarebbero stati destinatari diretti dei benefici derivanti dall’attuazione della direttiva ma, per evitare una violazione del principio di uguaglianza/non discriminazione, avrebbero dovuto e potuto beneficiare, in via d’estensione, dell’effetto utile della direttiva stessa, ove fosse stata tempestivamente e compiutamente recepita. Condizionata all’ipotesi di risposta positiva al quesito di cui innanzi, la S.C. ha altresì  sollevato la questione pregiudiziale concernente il se l’indennizzo stabilito dal decreto del Ministro dell’interno del 31 agosto 2017 nell’“importo fisso di euro 4.800”, in favore delle vittime dei reati intenzionali violenti, possa reputarsi “indennizzo equo ed adeguato delle vittime” in attuazione di quanto prescritto dall’art. 12, par. 2, della citata direttiva 2004/80/CE.

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Reati contro la P.A.

Cassazione Penale Sesta Sezione

Sentenza n. 4457 ud. 16/10/2018 – deposito del 29/01/2019

Reati contro la Pubblica Amministrazione

REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE – DELITTI DEI PRIVATI – REAZIONE AD ATTI ARBITRARI DEL PUBBLICO UFFICIALE – ARBITRARIETÀ RITENUTA DALL’IMPUTATO PER ERRORE DI FATTO – RILEVANZA ESIMENTE – SUSSISTENZA – RAGIONI – CONDIZIONI.

La Sesta sezione penale ha affermato che la causa di non punibilità prevista dall’art. 393-bis cod. pen., interpretata secondo i principi di lealtà e reciproca fiducia che devono improntare l’assetto costituzionale dei rapporti tra il cittadino e l’autorità (v. Corte cost., sent. n. 140 del 1998), integra una vera e propria causa di giustificazione, fondata sul diritto del cittadino di reagire all’aggressione arbitraria dei propri diritti e può pertanto essere applicata anche nelle ipotesi di cui all’art. 59, comma quarto, cod. pen., quando il soggetto abbia allegato dati concreti, suffraganti il proprio ragionevole convincimento di essersi trovato di fronte ad una situazione di fatto che, se effettiva, avrebbe costituito atto arbitrario del pubblico ufficiale. (In motivazione, la Corte ha precisato che compete al giudice di merito la valutazione ex ante delle concrete modalità del fatto contestato e di tutti gli antecedenti che possono aver avuto concreta incidenza sull’insorgere dell’erroneo convincimento del cittadino di dover reagire ad un atto arbitrario).

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La vendita della cannabis sativa

Corte di cassazione Sesta Sezione Penale

Sentenza n. 4920 ud. 29/11/2018 – deposito del 31/01/2019

Stupefacenti

STUPEFACENTI – IN GENERE – LEGGE N. 242 DEL 2016 – LICEITÀ DELLA COLTIVAZIONE DELLA CANNABIS SATIVA L. – CONSEGUENZE – VENDITA AL DETTAGLIO DEI PRODOTTI DERIVATI – APPLICABILITÀ DEL D.P.R. 9 OTTOBRE 1990, N. 309 – ESCLUSIONE – FATTISPECIE.

La Sesta sezione della Corte di cassazione ha affermato che dalla liceità della coltivazione della cannabis sativa L., alla stregua della legge 2 dicembre 2016, n. 242, discende, quale corollario logico-giuridico, la liceità della commercializzazione al dettaglio dei relativi prodotti contenenti un principio attivo THC inferiore allo 0.6 %, che pertanto non possono più essere considerati sostanza stupefacente soggetta alla disciplina del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, al pari di altre varietà vegetali che non rientrano tra quelle inserite nelle tabelle allegate al predetto d.P.R. (Fattispecie in tema di sequestro preventivo, in cui la Corte ha ritenuto insussistente il requisito del “fumus” del reato di cui all’art. 73, comma 4, d.P.R. 309 del 1990, in relazione alla commercializzazione di infiorescenze di cannabis sativa contenenti THC con un valore medio inferiore allo 0,6%).

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Compatibilità urbanistica e codice del turismo.

In tema di violazione degli artt. 44, comma 1, lett. c) del d.P.R. n. 380 del 2001 e 181 del d. lgs. n. 42 del 2004, la Terza sezione penale ha affermato che la compatibilità urbanistica di un intervento edilizio non può essere determinata sulla base delle previsioni del d. lgs. 23 maggio 2011, n. 79 (codice del turismo), poiché l’ambito applicativo di detta fonte è l’esercizio unitario delle funzioni amministrative in materia di turismo ed esclusivamente a tale finalità rispondono le classificazioni ivi contenute, che in alcun modo incidono sulla destinazione urbanistica del territorio, così come definita dagli strumenti di pianificazione. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio il provvedimento del tribunale del riesame che, sulla sola base delle previsioni del codice del turismo, aveva annullato un decreto di sequestro preventivo di un fabbricato destinato ad appartamenti per vacanze, realizzato, in assenza di autorizzazione paesaggistica e ambientale, in un’area classificata come zona RUA dal Piano territoriale paesistico Cilento – costiero).

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione Terza Sezione Penale con Sentenza n. 4237 ud. 20/11/2018 – deposito del 29/01/2019.

Ecco il link per leggere la motivazione sul sito della Corte

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