Compenso del CTU e sua decurtazione

Corte di Cassazione Sezione Seconda Civile

Ordinanza n. 22621 del 10/09/2019

Spese giudiziali civili

C.T.U. – ATTIVITÀ ULTIMATE DOPO LA SCADENZA DEL TERMINE CONCESSO DAL GIUDICE – COMPENSO – DECURTAZIONE DEGLI ONORARI EX ART. 52, DEL D.P.R. N. 115 DEL 2002 – POTERE DI GRADUAZIONE DEL GIUDICE DI MERITO – ESCLUSIONE.

La decurtazione degli onorari prevista dall’art. 52 del d.P.R. n. 115 del 2002 per il caso in cui il consulente tecnico completi le attività delegategli oltre il termine, originario o prorogato, assegnatogli dal magistrato, non è suscettibile di graduazione con riferimento al “quantum”, né all’entità del ritardo in cui è incorso l’ausiliario nel deposito della relazione, trattandosi di sanzione finalizzata a prevenire comportamenti non virutosi del consulente, nonché indebite dilatazioni dei tempi processuali.

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Processo amministrativo e legge Pinto

Cassazione Civile Sez. II

Sentenza n. 21709 del 26/08/2019

Ragionevole durata del processo

IRRAGIONEVOLE DURATA DEL PROCESSO AMMINISTRATIVO – ISTANZA DI PRELIEVO EX ART. 54, COMMA 2, D.L. N. 112 DEL 2008, CONV. CON LA L. N. 133 DEL 2008 (ANTECEDENTE ALLA RIMODULAZIONE EX L. N. 208 DEL 2015) – NECESSITÀ DELLA SUA PRESENTAZIONE AI FINI DELLA PROPONIBILITÀ DELLA DOMANDA DI INDENNIZZO – INSUSSISTENZA – FONDAMENTO.

La Seconda Sezione Civile di questa Corte, pronunciandosi in seguito alla declaratoria di incostituzionalità dell’art. 54, comma 2, del d.l. n. 112 del 2008 e successive modifiche, intervenuta con la sentenza della Corte Costituzionale n. 34 del 2019, ha stabilito che, in relazione al procedimento amministrativo, la proponibilità della domanda di equo indennizzo non è subordinata alla presentazione dell’istanza di prelievo per contrasto con i parametri convenzionali CEDU (art. 6, par. 1).

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Tribunale e incompetenza per materia

Le Sezioni Unite Penali della Cassazione con sentenza n. 28908 ud. 27/09/2018 – deposito del 03/07/2019 si sono pronunciate sulla sorte di un reato di competenza del giudice di pace portato all’esame del giudice togato del Tribunale.

Le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno affermato che l’incompetenza a conoscere dei reati appartenenti alla cognizione del giudice di pace deve essere dichiarata dal giudice togato in ogni stato e grado del processo, ai sensi dell’art. 48 del d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274, disposizione che deroga al regime previsto dall’art. 23, comma 2, cod. proc. pen., che consente la rilevabilità dell’incompetenza per materia c.d. in eccesso entro precisi termini di decadenza; tuttavia, nel caso in cui il giudice togato riqualifichi il fatto in un reato di competenza del giudice di pace, resta ferma la sua competenza per effetto del principio della “perpetuatio iurisdictionis”, purché l’originario reato gli sia stato attribuito nel rispetto delle norme sulla competenza per materia e la riqualificazione sia un effetto determinato da acquisizioni probatorie sopravvenute nel corso del processo.

Le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno allo stesso tempo affermato che l’incompetenza a conoscere dei reati appartenenti alla cognizione del giudice di pace deve essere dichiarata dal giudice togato in ogni stato e grado del processo, ai sensi dell’art. 48 del d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274, disposizione che deroga al regime previsto dall’art. 23, comma 2, cod. proc. pen., che consente la rilevabilità dell’incompetenza per materia c.d. in eccesso entro precisi termini di decadenza; tuttavia, nel caso in cui il giudice togato conosca del reato del giudice di pace per essere venuto meno il vincolo di connessione, resta ferma, per effetto del principio della “perpetuatio iurisdictionis”, la sua competenza, purché in origine correttamente individuata.

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Impugnazione e indicazione degli atti da inserire nel fascicolo separato

La Seconda sezione della Corte di cassazione ha affermato che, anche dopo l’entrata in vigore dell’art. 165-bis, comma 2, disp. att. cod. proc. pen., introdotto dall’art. 7 del d.lgs. 6 febbraio 2018, n. 11, secondo cui copia degli atti indicati in ricorso va inserita in separato fascicolo a cura della cancelleria, qualora non già contenuta negli atti trasmessi, resta comunque sempre in capo al ricorrente, in caso di impugnazione proposta ai sensi dell’art. 606 comma 1, lett. e) cod. proc. pen., in forza del principio di autosufficienza del ricorso, l’onere di indicare specificamente gli atti da inserire in detto fascicolo, non potendo attribuirsi alla cancelleria il compito di identificazione degli stessi attraverso la lettura e l’interpretazione del ricorso.

È la sentenza n. 28300 ud. 16/04/2019 – deposito del 28/06/2019

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Impugnativa della parte civile della sentenza che dichiara estinto il reato per prescrizione.

Le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno affermato che è ammissibile l’impugnazione della parte civile nei confronti della sentenza di primo grado che dichiari l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione, così come contro la sentenza di appello che tale decisione abbia confermato, ove con la stessa si contesti l’erroneità dell’affermazione di avvenuta prescrizione.

È la sentenza n. 28911 ud. 28/03/2019 – deposito del 03/07/2019.

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INDAGINI DIFENSIVE – ASSUNZIONE DI INFORMAZIONI DA PERSONA DETENUTA

Sentenza n. 28216 ud. 07/06/2019 – deposito del 27/06/2019

DIRITTO ALLA PROVA – INDAGINI DIFENSIVE – ASSUNZIONE DI INFORMAZIONI DA PERSONA DETENUTA – RICHIESTA – VALUTAZIONE DEL GIUDICE – INTERESSE AL COMPIMENTO DELL’ATTO ISTRUTTORIO – NECESSITÀ.

In tema di indagini difensive, la Prima Sezione Penale della Cassazione ha affermato che sulla richiesta di autorizzazione del difensore all’assunzione di informazioni da persona detenuta ai sensi dell’art. 391-bis cod. proc. pen., il giudice, senza sindacare il merito dell’atto istruttorio, ha un potere di valutazione del titolo di legittimazione, costituito non dal mero mandato difensivo ma dall’indicazione dell’addebito per il quale si procede e dal legame della persona da sentire con il tema di indagine, in modo da consentire al giudice stesso, e prima ancora al pubblico ministero e al difensore della persona detenuta, di apprezzare l’esistenza di un interesse concreto, diretto ed attuale al compimento dell’atto.

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Difensore d’ufficio, domicilio eletto e notifiche.

La Seconda sezione Penale della Cassazione ha affermato che, anche laddove il difensore di ufficio indicato come domiciliatario non accetti detta veste come consentito dal comma 4-bis dell’art. 162 cod. proc. pen., come introdotto della legge n. 103 del 2017, se l’imputato non provveda ad effettuare una nuova e diversa elezione di domicilio, si deve procedere comunque mediante notifica allo stesso difensore ai sensi dell’art. 161, comma 4, cod. proc. pen., diversamente determinandosi una situazione di stallo non superabile.

È quanto risulta dalla sentenza n. 27935 / 2019 (ud. 03/05/2019 – deposito del 25/06/2019).

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CONTROVERSIE TRA ORGANISMI DI TELECOMUNICAZIONE E UTENTI – TENTATIVO DI CONCILIAZIONE EX ART. 11 L. N. 249 DEL 1997 – PROCEDIMENTO MONITORIO – OBBLIGATORIETÀ – QUESTIONE – CONSEGUENZE NELLA SUCCESSIVA FASE DI OPPOSIZIONE.

Ordinanza interlocutoria n. 16594 del 20/06/2019

La Terza Sezione Civile di questa Corte ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite ai sensi dell’art. 374, comma 2, c.p.c., le seguenti questioni di massima di particolare importanza: a) se, nella materia delle telecomunicazioni, il tentativo di conciliazione di cui all’art. 11 della legge n. 249 del 2007 sia o meno obbligatorio anche con riferimento al procedimento monitorio; b) nel caso in cui si ritenga obbligatorio il tentativo di conciliazione, se il mancato esperimento dello stesso determini l’improcedibilità ovvero l’improponibilità della domanda; c) nel caso in cui si reputi non obbligatorio il tentativo di conciliazione con riferimento al procedimento monitorio (come ritenuto da Sez. 3, n. 25611/2016, Rv. 64233401), quale sia, nella successiva fase dell’opposizione – ove si ritenga applicabile per estensione la disciplina di cui al d.lgs. n. 28 del 2010, con disapplicazione dell’art. 2, comma 2, della delibera AGCOM 173/07/CONS – la parte sulla quale grava l’onere dell’attivazione del tentativo di conciliazione e quali siano le conseguenze dell’eventuale inosservanza di tale onere sulla sorte del decreto ingiuntivo.

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