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Sanzione disciplinare irrogata al Carabiniere dalla stessa persona fisica oggetto del comportamento del militare per cui è stata irrogata la sanzione

Dal sito della giustizia amministrativa

Cons. St., sez. II, 9 marzo 2020, n. 1654 – Pres. Taormina, Est. Altavista

Militari, forze armate e di polizia – Sanzioni disciplinari – Carabinieri – Sanzione – Irrogata dalla stessa persona fisica oggetto del comportamento del militare, per cui è stata irrogata la sanzione – Legittimità.

 
Con riferimento alla impugnazione di una sanzione disciplinare a carico di un militare dell’Arma dei carabinieri, irrogata dalla stessa persona fisica oggetto del comportamento del militare, per cui è stata irrogata la sanzione,  il principio di terzietà e di obiettività dell’azione amministrativa superi la previsione legislativa della competenza al comandante di reparto, in quanto il principio di imparzialità, sancito dall’art. 97 Cost., ha portata generale e di questo l’obbligo di astensione rappresenta un corollario che non tollera alcun tipo di compressione ed ha quindi carattere immediatamente e direttamente precettivo (1).
 
(1) Ha chiarito la Sezione che Il principio di imparzialità, sancito dall’art. 97 Cost., di cui l’obbligo di astensione, tipizzato dall’art. 51 c.p.c., rappresenta un corollario, assume portata generale, sicché le ipotesi di astensione obbligatoria non sono tassative, e come tali da interpretarsi restrittivamente, ma piuttosto esemplificative di circostanze che mutuano l’attitudine a generare il dovere di astensione direttamente dal superiore principio di imparzialità, che ha carattere immediatamente e direttamente precettivo (Cons. Stato, sez. VI, 24 luglio 2019, n. 5239).
L’obbligo di astensione rinviene la sua ragione giustificativa nel pieno rispetto del principio costituzionale del buon andamento ed imparzialità dell’azione amministrativa sancito dall’art. 97 della Costituzione, posto a tutela del prestigio della pubblica amministrazione e che non tollera alcun tipo di compressione (Cons. Stato, sez. II, 21 ottobre 2019 n. 7113).
Tali orientamenti non possono non trovare applicazione anche rispetto all’ordinamento militare ed in particolare nei procedimenti sanzionatori, considerato anche che la consolidata giurisprudenza ritiene che l’individuazione della sanzione applicabile in ragione dell’illecito disciplinare nonché la valutazione in ordine alla gravità dei fatti addebitati costituisca, nell’ambito delle indicazioni fornite dal legislatore, espressione di un potere discrezionale dell’Amministrazione, censurabile da parte del giudice amministrativo in sede di giudizio di legittimità, solo per difetto di motivazione ovvero per eccesso di potere per illogicità o irragionevolezza, escludendo ogni sostituzione e/o sovrapposizione di criteri valutativi diversi (Cons. Stato, sez. IV, 28 ottobre 2019, n. 7335; id., 9 marzo 2018, n. 1507; id., 22 marzo 2017, n. 1302).
Costituisce principio generale per l’esercizio di un potere amministrativo, in particolare discrezionale, l’imparzialità del soggetto che adotta il provvedimento finale.
Deve, infatti, essere richiamato l’art. 6 bis della legge 7 agosto 1990 n. 241, inserito dall’art. 1, comma 41, della legge 6 novembre 2012, n. 190, non immediatamente applicabile alla presente fattispecie, ma utile quale ausilio interpretativo dell’ambito di estensione del principio di imparzialità, per cui “il responsabile del procedimento e i titolari degli uffici competenti ad adottare i pareri, le valutazioni tecniche, gli atti endoprocedimentali e il provvedimento finale devono astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche potenziale”.
Inoltre, nel caso di specie, le concrete circostanze di fatto denotavano non una offesa dovuta ad un impulso momentaneo, ma una situazione complessa della quale il militare aveva interessato il Ministero della difesa- direzione generale per il personale militare con esposti propri relativi ai rapporti tra lui e il comandante e nel corso della quale sarebbero state espressi i “giudizi ed apprezzamenti non confacenti alla dignità e al decoro”, lesivi della personalità del detto comandante.
Prescindendo dall’esame dei presupposti della sanzione, non oggetto del presente giudizio, non essendo stati riproposti in appello gli ulteriori motivi di ricorso di primo grado, è evidente la situazione di incompatibilità del comandante all’adozione di un provvedimento disciplinare basato sulla espressione di giudizi e apprezzamenti a suo carico in una vicenda che inoltre ormai coinvolgeva anche l’apparato amministrativo della Difesa

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Vaccinazione antiepatite A: si pronuncerà la Consulta

Corte di Cassazione Sezione Lavoro

Ordinanza interlocutoria n. 25697 del 11/10/2019

VACCINAZIONE ANTIEPATITE A – TRATTAMENTO SANITARIO NON OBBLIGATORIO MA RACCOMANDATO – DIRITTO ALL’INDENNIZZO EX L. N. 210 DEL 1992 – ESCLUSIONE – QUESTIONE DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE – RILEVANZA E NON MANIFESTA INFONDATEZZA.

La Sezione Lavoro ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 1, della l. n. 210 del 1992, in riferimento agli artt. 2, 3 e 32 Cost., nella parte in cui non prevede che il diritto all’indennizzo, istituito e regolato dalla stessa legge ed alle condizioni ivi previste, spetti anche ai soggetti che abbiano subito lesioni e/o infermità, da cui siano derivati danni irreversibili all’integrità psico-fisica, per essere stati sottoposti a vaccinazione non obbligatoria, ma raccomandata, antiepatite A.

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Licenziamento, reintegra e maturazione delle ferie.

La Sezione Lavoro della Cassazione con sentenza n. 451 del 10.01.2019 ha sollevato questione pregiudiziale diretta ad accertare se l’art. 7 par. 2 della direttiva n. 88 del 2003 e l’art. 31 p. 2 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea debbano essere interpretati nel senso che ostino a disposizioni o prassi nazionali in base alle quali, cessato il rapporto di lavoro, non sia dovuto il diritto al pagamento dell’indennità sostitutiva delle ferie e permessi per festività soppresse, maturate e non godute, per fatto imputabile al datore di lavoro, con riguardo al periodo intercorrente tra il licenziamento dichiarato illegittimo e la successiva reintegra.

Ecco il link per leggerla.

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Licenziamento e ferie non godute

Corte di Cassazione Sezione Lavoro

Sentenza n. 451 del 10/01/2019

LAVORO SUBORDINATO – LICENZIAMENTO INDIVIDUALE – RISARCIMENTO DEL DANNO – INDENNITÀ SOSTITUTIVA DELLE FERIE NON GODUTE – QUESTIONE DI PREGIUDIZIALITÀ EX ART. 267 TFUE.

La Sezione Lavoro ha sollevato questione pregiudiziale diretta ad accertare se l’art. 7 par. 2 della direttiva n. 88 del 2003 e l’art. 31 p. 2 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea debbano essere interpretati nel senso che ostino a disposizioni o prassi nazionali in base alle quali, cessato il rapporto di lavoro, non sia dovuto il diritto al pagamento dell’indennità sostitutiva delle ferie e permessi per festività soppresse, maturate e non godute, per fatto imputabile al datore di lavoro, con riguardo al periodo intercorrente tra il licenziamento dichiarato illegittimo e la successiva reintegra.

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Domanda amministrativa di prestazione INAIL: interrompe la prescrizione?

Cassazione Sezione Lavoro ordinanza 5015 del 08/06/2018

Previdenza sociale

INDENNIZZI INAIL – PRESCRIZIONE TRIENNALE BREVE EX ART. 112 DEL T.U. – DOMANDA AMMINISTRATIVA – EFFICACIA INTERRUTTIVA – PERMANENZA O MENO FINO ALL’ESITO DEL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO.

La Sez. Lavoro della Cassazione con ordinanza 5015 dell’8.6.2018 ha trasmesso gli atti al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sez. Unite della risoluzione del contrasto sulla questione, ritenuta anche di massima di particolare importanza, se alla domanda amministrativa di prestazioni INAIL vada riconosciuto, oltre l’effetto sospensivo per complessivi centocinquanta giorni di cui all’art. 111, comma 2, del d.P.R. n. 1124 del 1965, anche un’efficacia interruttiva della prescrizione di cui all’art. 112 dello stesso d.P.R., che perduri sino alla conclusione del procedimento amministrativo.

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Licenziamento e periodo di comporto.

II licenziamento intimato per il perdurare delle assenze per malattia od infortunio del lavoratore, ma prima del superamento del periodo massimo di comporto fissato dal c.c.n.l. o, in difetto, dagli usi o secondo equità, è nullo per violazione dell’art. 2110, comma 2, c.c..

Questo è quanto stabilito dalla Cassazione a Sezioni Unite con sentenza n. 12568 del 22.05.2018.

Clicca qui per leggerla sul sito della Corte di Cassazione

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