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Gli assegni vanno spediti sempre con raccomandata.

Le Sezioni unite civili, pronunciando su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato il seguente principio di diritto: «La spedizione per posta ordinaria di un assegno, ancorché munito di clausola d’intrasferibilità, costituisce, in caso di sottrazione del titolo e riscossione da parte di un soggetto non legittimato, condotta idonea a giustificare l’affermazione del concorso di colpa del mittente, comportando, in relazione alle modalità di trasmissione e consegna previste dalla disciplina del servizio postale, l’esposizione volontaria del mittente ad un rischio superiore a quello consentito dal rispetto delle regole di comune prudenza e del dovere di agire per preservare gl’interessi degli altri soggetti coinvolti nella vicenda, e configurandosi dunque come un antecedente necessario dell’evento dannoso, concorrente con il comportamento colposo eventualmente tenuto dalla banca nell’identificazione del presentatore».

Trattasi della sentenza n. 9769 del 26/05/2020.

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Le spese del reclamo avverso l’ordinanza presidenziale nelle cause di separazione

La Prima sezione civile della Cassazione ha stabilito che: “In tema di separazione dei coniugi, la corte d’appello adita in sede di reclamo avverso l’ordinanza del presidente del tribunale, ai sensi dell’art. 708 c.p.c., non deve statuire sulle spese del procedimento, poiché, trattandosi di provvedimento adottato in pendenza della lite, resta riservato al tribunale provvedere sulle spese nella sentenza emessa a conclusione del giudizio anche per la fase di reclamo”.

Trattasi della Sentenza n. 8432 del 30/04/2020.

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Cancellazione aerea e diritti del passeggero

Un passeggero aereo che ha ricevuto una compensazione pecuniaria per la cancellazione di un volo e ha accettato di imbarcarsi su un altro volo ha anche diritto a una compensazione pecuniaria per il ritardo di tale volo alternativo.

Lo ha stabilito la Coerte di Giustizia dell’Unione Europea nella sentenza Nº 31/2020 : 12 marzo 2020

Ecco il link al comunicato stampa che spiega il caso deciso.

Comunicato per sentenza della Corte di giustizia nella causa C-832/18 Finnair

E sotto il link per leggere la sentenza in italiano

sentenza 31/2020 del 12.3.2020

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Divorzio e necessità o meno del notaio per i trasferimenti immobiliari.

La Prima Sezione civile della Cassazione ha disposto la trasmissione degli atti al Primo Presidente per l’eventuale rimessione alle Sezioni Unite della seguente questione di massima di particolare importanza, di rilevante impatto sul contenzioso in materia di separazioni e divorzi: se, ai sensi dell’art. 29, comma 1-bis, della legge n. 52 del 1985, introdotto dall’art. 19, comma 14, del d.l. n. 78 del 2010, conv. in legge n. 122 del 2010, la sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio, pronunciata su ricorso congiunto delle parti, possa contenere una clausola con la quale si attui un trasferimento immobiliare senza che sia demandata al notaio, ai fini della validità dell’atto, la verifica di conformità ipocatastale dell’immobile richiesta dalla norma. (Nella specie, l’accordo traslativo, elemento indispensabile del complessivo e definitivo assetto degli interessi delle parti nella prospettazione del ricorso congiunto, era stato corredato di relazione tecnica giurata contenente attestazione di conformità energetica ed elettrica, di visura e planimetria catastale, nonché di una dichiarazione di obbligo di effettuare a spese e cura delle parti le formalità di trascrizione, di depositare la ricevuta di avvenuta presentazione della richiesta di pubblicità e la nota di trascrizione, con esonero della cancelleria da ogni responsabilità).

Trattasi dell’ordinanza n. 3089 del 10/02/2020

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Nominando il secondo avvocato si perde il gratuito patrocinio

Nel processo civile, l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato è esclusa se il richiedente è assistito da più di un difensore; del pari, ove tale ammissione sia stata già concessa, i suoi effetti cessano dal momento in cui il beneficiario nomina un secondo difensore di fiducia.

Lo ha confermato la Seconda Sezione Civile della Cassazione con Sentenza n. 1736 del 27/01/2020.

Questo è il passo decisivo della motivazione:

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Vizi del bene e risarcimento del danno

In tema di vendita di beni di consumo affetti da vizio di conformità, ove la riparazione o la sostituzione risultino, rispettivamente, impossibile ovvero eccessivamente onerosa, va riconosciuto al consumatore, benché non espressamente contemplato dall’art. 130, comma 2, cod. consumo, ed al fine di garantire al medesimo uno standard di tutela più elevato rispetto a quello realizzato dalla Direttiva n. 44 del 1999, il diritto di agire per il solo risarcimento del danno, quale diritto attribuitogli da altre norme dell’ordinamento, secondo quanto disposto dall’art. 135, comma 2, del cod. consumo.

Lo afferma la Seconda Sezione Civile della Cassazione con sentenza n. 1082 del 20 gennaio 2020 .

Ecco il link per leggere la decisione

V.E. chiamava in giudizio davanti al Tribunale di Mondovì P.G., titolare della omonima ditta individuale, dal quale aveva acquistato una partita di larice, posizionata nell’orditura del tetto del predetto fabbricato, poi rilevatasi difettosa a causa di un anomalo restringimento derivante dalla perdita di umidità delle perline dopo la posa. L’attore chiedeva, in via principale, la condanna del convenuto all’eliminazione dei vizi già riscontrati in sede di accertamento tecnico preventivo; in via subordinata, il risarcimento di tutti i danni subiti in conseguenza dei vizi del materiale fornito, consistenti nelle spese necessarie per il ripristino del tetto. P.G.si costituiva in giudizio e contestava la pretesa. Chiedeva inoltre di essere autorizzato a chiamare nel giudizio la G. legnami s.r.I., produttore del materiale che egli aveva poi rivenduto all’attore senza operare su di esso alcuna manipolazione. Si costituiva la G. Legnami s.r.I., che contestava l’esistenza dei vizi e negava che ci fosse coincidenza di oggetto delle due vendite.

Il tribunale rigettava la domanda principale intesa a ottenere la eliminazione dei vizi, ritenendo eccessivamente oneroso per il venditore l’intervento di ripristino; accoglieva, nei limiti della quota ereditaria dell’attrice, la domanda subordinata di risarcimento del danno, condannando il venditore al pagamento della somma di € 25.303,73, pari ai 2/3 della somma occorrente per la riparazione del tetto secondo la quantificazione del consulente tecnico. Negli stessi limiti accoglieva la domanda di garanzia proposta dal convenuto contro il terzo chiamato.

Interponevano appello P.G. e la G. legnami Srl.La corte d’appello accoglieva i due gravami. Essa partiva dalla considerazione che il rigetto della domanda principale, di eliminazione dei vizi, non aveva formato oggetto di impugnazione e che, conseguentemente, si era formato giudicato interno sull’accertata eccessiva onerosità dell’intervento di ripristino. Da ciò ne conseguiva, secondo la corte di merito, che il danno conseguente al vizio del materiale aveva una rilevanza esclusivamente estetica. Esso, pertanto, non poteva consistere nella spesa occorrente per la riparazione del tetto, ma nel costo occorrente per eliminare le fessure o l’incidenza delle fessure sul valore dell’immobile. Tuttavia tali conseguenze non avevano costituito oggetto della domanda risarcitoria avanzata dall’attore, che aveva chiesto solamente la condanna del venditore a pagare le spese necessarie per il ripristino del tetto, con lo smontaggio del tetto e la sostituzione dei listelli difettosi, che costituiva però misura equivalente all’esatto adempimento negato dal primo giudice. La corte condannava il proprietario del tetto al pagamento delle spese del doppio grado del giudizio.

Il proprietario del tetto ricorre in Cassazione la quale osserva:

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Incidente in area privata: opera la copertura assicurativa per la R.C. auto?

L’art. 122 del codice delle assicurazioni private prevede che “1. I veicoli a motore senza guida di rotaie, compresi i filoveicoli e i rimorchi, non possono essere posti in circolazione su strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate se non siano coperti dall’assicurazione per la responsabilità civile verso i terzi prevista dall’articolo 2054 del codice civile e dall’articolo 91, comma 2, del codice della strada…………”.

La giurisprudenza si é a lungo occupata della portata della locuzione  di “su strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate” e per grande parte ha escluso l’operatività della garanzia assicurativa per la R.C. auto in caso di incidenti avvenuti in aree private destinate a un numero determinato di persone.

Ora forse qualcosa cambierà.

Qualche giorno fà infatti la Terza Sezione Civile della Cassazione ha emesso l’ordinanza interlocutoria n. 33675/2019, pubblicata il 18.12.2019, con cui ha rimesso all’esame del Primo Presidente, per la valutazione dell’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della S.C., la seguente questione di massima di particolare importanza: – se l’art. 122 del codice delle assicurazioni private debba interpretarsi, alla luce della giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea, nel senso che la nozione di circolazione su aree equiparate alle strade di uso pubblico comprenda e sia riferita a quella su ogni spazio in cui il veicolo possa essere utilizzato in modo conforme alla sua funzione abituale.

Ecco il link per leggerla sul sito della Corte

Il caso era il seguente: un nonno su area cortilizia privata investe con con un’autovettura il nipote; i genitori di quest’ultimo agiscono per il risarcimento danni contro la compagnia di assicurazione per la RC auto del veicolo, ma la Corte di Appello respinge la domanda proprio in considerazione del fatto he il sinistro era avvenuto in area privata il cui accesso era limitato a un numero determinato di persone.

I genitori propongono ricorso per cassazione.

La Terza Sezione emana la suindicata ordinanza nella quale si parte dalla disamina di alcune sentenze della Corte di Giustizia interpretative delle normativa presente nelle direttive europee in tema di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in fatto di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e di controllo dell’obbligo di assicurare tale responsabilità (direttiva 72/166/CEE del Consiglio del 24.4.1972  cd prima direttiva auto, ls direttiva 84/5/CEE del Consiglio del 30.12.1983 cd seconda direttiva auto, la direttiva del Consiglio 90/239/CC del 4.5.1990 cd. terza direttiva auto e la direttiva 2005/14/CE del Consiglio dell’11.5.2005). Da ultimo la Corte di Giusitizia se ne é occupata nella decisione 4.9.2018 causa n. C-80/17. Da tale disciplina cosi come interpretata dalla corte di Giustizia sembrerebbe emergere che quello che deve essere preso in considerazione ai fini della RC auto non é tanto il luogo in cui si verifica l’incidente quanto la circostanza che l’incidente sia avvenuto a seguito di un uso del veicolo che si conforme alla funzione abituale dello stesso (cosi Corte di Giutizia grande sezione 28.11.2017 causa C-514/16).

Di qui la Cassazione si pone l’interrogativo se anche in Italia debba essere ripensato l’orientamento predominante che esclude l’operatività della copertura assicurativa RC auto in caso di incidenti avvenuti su aree private destinate a un numero determinato di persone. Ovviamente la Corte si pone anche un dubbio in termini di analisi economica del diritto in quanto si rende conto che un mutamento della giurisprudenza in senso “europeista” potrebbe creare sul mercato un innalzamento dei premi assicurativi.

Ecco il passo saliente della motivazione.

Osserva la Corte che:

“Il terzo motivo di ricorso suggerisce, ad avviso del Collegio, una rimessione alle Sezioni Unite di questa Corte. Come detto, la giurisprudenza di questa Corte è univoca nell’affermare che la vittima di un sinistro stradale ha azione diretta nei confronti dell’assicuratore del responsabile quando il sinistro sia avvenuto su strade pubbliche o a queste equiparate, per tali ultime intendendosi anche le aree private dove sia consentita la circolazione a un numero indeterminato di persone (Cass., n. 5111 del 2011, cit.). È stato precisato che il numero indeterminato di persone, che hanno un accesso all’area giuridicamente lecito, deve intendersi sussistente pur se quelle siano appartenenti a una o più categorie specifiche e anche se l’accesso in parola avvenga per finalità peculiari e in particolari condizioni (Cass., 28/06/2018, n. 10717, in fattispecie relativa a un cantiere, cui potevano accedere coloro che vi lavoravano e chi aveva rapporti commerciali con l’impresa).In ogni caso, nella fattispecie è stato pacificamente accertato che si trattava di un’area cortilizia privata, tra il giardino e la rampa di accesso di un’autorimessat di un’abitazione privata (pag. 4 della sentenza impugnata). La ricordata ricostruzione degli applicabili artt. 122 e 144, cod. ass. private, è stata ribadita anche a Sezioni Unite (Cass., Sez. U., n. 8620 del 2015, cit., pag. 22), specificando che la suddetta normativa «nell’individuare l’oggetto dell’assicurazione per la responsabilità civile c.d. “auto”, si esprime nel senso di correlare l’obbligo assicurativo all’essere stato il veicolo posto in circolazione su strade di uso pubblico o su aree a questa equiparate, ma non prevede come presupposto per l’obbligo assicurativo e, quindi, per l’operare della relativa garanzia, che il veicolo sia utilizzato in un certo modo piuttosto che in un altro». La precisazione è stata fatta nella prospettiva di costruzione ermeneutica del «principio secondo cui nell’ampio concetto di circolazione stradale indicato nell’articolo 2054, cod. civ., è compresa anche la posizione di arresto del veicolo, sia in relazione all’ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia in relazione alle operazioni eseguite in funzione della partenza o connesse alla fermata, sia ancora con riguardo a tutte le operazioni che il veicolo è destinato a compiere e per il quale esso può circolare nelle strade». Con la conseguenza «che per l’operatività della garanzia per la r.c.a. è necessario il mantenimento da parte del veicolo, nel suo trovarsi sulla strada di uso pubblico o sull’area ad essa parificata, delle caratteristiche che lo rendono tale sotto il profilo concettuale e, quindi, in relazione alle sue funzionalità, sia sotto il profilo logico che sotto quello di eventuali previsioni normative, risultando, invece, indifferente l’uso che in concreto si faccia del veicolo, sempreché esso rientri in quello che secondo le sue caratteristiche il veicolo stesso può avere» (pag. 23; nella specie è stato ricondotto all’art. 2054 cod. civ., e alla disciplina della r.c.a., il sinistro mortale determinato dall’erronea manovra da parte del conducente di un mezzo in sosta, munito di un braccio meccanico di sollevamento, per effetto della quale un cassone metallico, in fase di caricamento, era scivolato travolgendo la vittima).

2.1. Questa nomofilachia potrebbe ritenersi coerente con la giurisprudenza eurounitaria invocata dai ricorrenti ma non scrutinata dalle Sezioni Unite appena menzionate, secondo cui l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 72/166/CEE del Consiglio, del 24 aprile 1972 (c.d. prima direttiva auto), relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in fatto di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e di controllo dell’obbligo di assicurare tale responsabilità, dev’essere interpretato nel senso che rientra nella sua nozione di «circolazione dei veicoli» qualunque uso di un veicolo che sia «conforme alla funzione abituale dello stesso» (Corte di giust., 04/09/2014, causa C-162/13, pag. 10). E in effetti alla Corte comunitaria era stato domandato se la suddetta norma dell’Unione dovesse essere interpretata nel senso che la nozione di «circolazione dei veicoli» debba comprendere circostanze come «la manovra di un trattore, nel cortile di una casa colonica, per immettere in un fienile il rimorchio ad esso agganciato» (punto 33). Potrebbe cioè sostenersi, come fatto dalla Corte territoriale e come sostenuto dalla controricorrente, che il precedente sovranazionale sia rivolto a delimitare, ai fini in parola, il concetto di “uso del veicolo” piuttosto che quello dell’area in cui esso viene svolto.

2.2. In senso contrario, però, depone la lettura della motivazione. Nell’arresto si afferma che: la nozione di circolazione, proprio perché oggetto della normativa comunitaria di settore, «non può essere nella disponibilità dei singoli Stati membri», posto che «né l’articolo 1 né l’articolo 3, paragrafo 1, della prima direttiva né nessun’altra disposizione di questa o delle altre direttive in materia di assicurazione obbligatoria rinvia al diritto degli Stati membri per quanto concerne detta nozione», e «secondo costante giurisprudenza della Corte, dall’innperativo tanto dell’applicazione uniforme del diritto dell’Unione quanto del principio di uguaglianza discende che una disposizione di diritto dell’Unione che non contenga alcun espresso richiamo al diritto degli Stati membri per la determinazione del suo senso e della sua portata deve di regola essere oggetto, nell’intera Unione europea, di un’interpretazione autonoma e uniforme che tenga conto non solo dei suoi termini, ma anche del suo contesto e della finalità perseguita dalla normativa di cui è parte (v., in tal senso, sentenza Omejc, C-536/09, EU:C:2011:398, punti 19 e 21 nonché giurisprudenza ivi citata)» (punto 42); dall’esame del testo multilingue emerge che in alcune versioni (come quella francese e italiana) «si fa riferimento all’obbligo di assicurare la responsabilità civile risultante dalla “circolazione” dei veicoli, lasciando così intendere che tale obbligo assicurativo concerne unicamente gli incidenti avvenuti in un. contesto di circolazione su strada» (punto 44), mentre in altre versioni (come quella inglese o tedesca) si discorre dell’obbligo di assicurare la responsabilità civile risultante dall’uso o dal funzionamento del veicolo «a prescindere se tale uso o tale funzionamento intervengano in un contesto di circolazione stradale» (punto 45): con la conseguenza di non poter basare le proprie conclusioni su argomenti meramente letterali, dovendosi far capo alle finalità della normativa in esame; la finalità in questione dev’essere individuata non solo alla luce dell’obiettivo della liberalizzazione della circolazione di persone e merci, ma anche della tutela delle vittime d’incidenti causati da autoveicoli (punto 49), come desumibile anche dalla seconda direttiva “auto” 84/5/CEE del Consiglio del 30 dicembre 1983 (artt. 1 e 3), dalla terza direttiva 90/239/CEE del Consiglio del 4 maggio 1990 (art. 1), dalla direttiva 2005/14/CE del Consiglio dell’il. maggio 2005 (art. 2 e 4) (punti 49-55; in tal senso, più di recente, anche Corte di giust., 04/09/2018, C-80/17). In questa prospettiva, quindi, il precedente eurounitario non è finalizzato solo a individuare quale uso del veicolo sia rilevante ai fini dell’obbligo di responsabilità civile “auto”, con quanto ne consegue in termini di disciplina, ma perimetra lo stesso concetto di circolazione in funzione di quell’uso, piuttosto che affiancare a esso limitazioni spaziali e funzionali di altro genere. Che questa debba essere la lettura della giurisprudenza sovranazionale risulta confermato da una successiva pronuncia (Corte di giust., grande sezione, 28/11/2017, causa C-514/16), pure evocata in ricorso, nella cui motivazione si offre una lettura – per così dire un’interpretazione “autentica” – del precedente del 2014. Anche in questo caso si trattava di distinguere tra utilizzo del mezzo come macchina da lavoro o come unità di trasporto, ma l’esclusione dalla disciplina di settore è stata motivata sottolineando che si doveva prescindere dal fatto che l’incidente, occorso a un trattore agricolo, avvenne quando questo era «fermo su una Pista sterrata di un’azienda agricola» (punto 25). La sentenza del 2017 ha evidenziato che secondo il precedente del 2014 «l’articolo 3, paragrafo 1, della prima direttiva deve essere interpretato nel senso che la sua nozione di “circolazione dei veicoli” non è limitata ad ipotesi di circolazione stradale, vale a dire la circolazione sulla pubblica via, ma che in tale nozione rientra qualunque uso di un veicolo che sia conforme alla funzione abituale dello stesso». Sicché «la portata della nozione di “circolazione dei veicoli” non dipende dalle caratteristiche del terreno sul quale l’autoveicolo è utilizzato», posto che «nessuna disposizione delle direttive relative all’assicurazione obbligatoria.., pone limiti all’estensione dell’obbligo di assicurazione e della tutela che tale obbligo intende garantire alle vittime degli incidenti causati da autoveicoli, ai casi in cui tali veicoli sono utilizzati su determinati terreni o su determinate strade». «Se ne deduce», conclude la Corte UE, che «rientra nella nozione di “circolazione dei veicoli”, ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, di tale direttiva, qualunque uso di un veicolo in quanto mezzo di trasporto» (punti 35-39). 2.3. Né alcunché risulta mutato a sèguito dell’adozione della direttiva 2009/103/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, i cui testi multilingue riproducono quanto sopra richiamato ai fini in delibazione (art. 3).Anzi, conferme appaiono evincibili dalla motivazione di Corte di giustizia, 20 dicembre 2017, causa C-334/16, che ha fatto affermazioni del tutto sovrapponibili sia pure in una ipotesi in cui si trattava di lesioni conseguenti a un incidente occorso a un ufficiale dell’esercito spagnolo mentre era a bordo di un veicolo circolante su campo militare e precluso ad altri veicoli (e quindi potenzialmente conforme alle precisazioni di Cass., n. 10717 del 2018 sopra citata). Nell’arresto della Corte di giustizia si ripete infatti che «l’articolo 3, primo comma, della direttiva 2009/103 dev’essere interpretato nel senso che la nozione di “circolazione dei veicoli” ivi contenuta non è limitata alle ipotesi di circolazione stradale, vale a dire la circolazione sulla pubblica via, ma che in tale nozione rientra qualunque uso di un veicolo che sia conforme alla funzione abituale dello stesso… A tale proposito, la Corte ha precisato che, poiché gli autoveicoli di cui all’articolo 1, punto 1, della prima direttiva, la cui formulazione corrisponde a quella dell’articolo 1, punto 1, della direttiva 2009/103, indipendentemente dalle loro caratteristiche, sono destinati a servire abitualmente come mezzi di trasporto, rientra in tale nozione qualunque uso di un veicolo in quanto mezzo di trasporto… La Corte ha dichiarato, inoltre, che la portata di detta nozione non dipende dalle caratteristiche del terreno sul quale l’autoveicolo è utilizzato… Nessuna disposizione della direttiva 2009/103, peraltro, pone limiti all’estensione dell’obbligo di assicurazione, e della tutela che tale obbligo intende garantire alle vittime degli incidenti causati da autoveicoli, ai casi in cui tali veicoli sono utilizzati su determinati terreni o su determinate strade…» (punti 28 e seguenti). Così come ulteriori conferme giungono da Corte di giustizia 20 giugno 2019, causa C-100/18, in una fattispecie di incendio del mezzo in un’autorimessa privata (punto 43).

2.3.1. In relazione, poi, alle obiezioni sollevate nella memoria della controricorrente, secondo cui la norma nazionale non potrebbe essere disapplicata in una controversia tra privati, quale quella in scrutinio, salva responsabilità dello Stato per violazione della direttiva sovranazionale (evocandosi Corte di giust., grande sezione, 7 agosto 2018, causa C-122/17), può osservarsi che, in coerenza con quanto si sta rilevando, non si tratterebbe di disapplicare una norma primaria nazionale ma di interpretarla, come possibile, in misura conforme all’acquis”.

2.4. Risulta, pertanto, che la giurisprudenza comunitaria, in termini suscettibili di essere definiti quale “acte clair”, nel ricostruire la portata delle direttive UE, leghi l’obbligo di assicurativox.c.a. all’utilizzo del veicolo quale mezzo di trasporto a prescindere dal tipo accessibilità della strada su cui avvenga. In qùesta cornice va iscritto l’inciso rinvenibile in Cass., 28/04/2017, n. 10513, secondo cui «l’applicazione della disciplina sulla responsabilità civile in materia di circolazione stradale non può essere desunta…da Corte giust. 4 settembre 2014, causa C- 162/13, avente ad oggetto un rinvio pregiudiziale relativo alla direttiva 72/166/CEE. Secondo il giudice eurounitario ai fini dell’assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli rientra nella nozione di “circolazione dei veicoli” contenuta della direttiva qualunque uso di un veicolo che sia conforme alla funzione abituale dello stesso… Tale definizione resta limitata all’ambito dell’assicurazione e non incide sulla disciplina nazionale relativa alle regole della responsabilità civile» (pag. 10). È vero, cioè, che la complessiva disciplina dell’art. 2054, cod. civ., è questione distinta da quella della r.c.a., ma è al contempo vero che quest’ultima, quale necessariamente desumibile dalla normativa comunitaria, si riverbera sull’azione diretta del danneggiato nei confronti dell’assicuratore.

2.5. Quanto sopra rende ragione della possibilità di rivisitazione ermeneutica dell’art. 122 del codice delle assicurazioni private, con disapplicazione della norma regolamentare di cui all’art. 3, comma 2, lettera a), del d.m. 1° aprile 2008 n. 86 (cfr., di recente, Cass., 04/06/2019, n. 15198), nel senso che la nozione di circolazione stradale cui l’obbligo assicurativo e dunque l’assicurazione potrebbero e in tesi dovrebbero intendersi riferiti, debba essere parametrata a ogni uso del veicolo conforme alla sua funzione abituale. Naturalmente, una tale conclusione è suscettibile di essere apprezzata anche in chiave di analisi economica del diritto, per le ricadute che potrebbe implicare: per un verso prospettiva di un incremento finale dei premi assicurativi, per l’altro di lettura di questi come redistribuzione sociale dei costi dei sinistri, nell’ottica di una più compiuta tutela delle vittime.

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Assicurazione sulla vita a favore degli “eredi legittimi”


La Sezione III della Cassazione ha rimesso all’esame del Primo Presidente, per la valutazione dell’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della S.C., le seguenti questioni, oggetto di contrasto nella giurisprudenza di legittimità:

– se, in materia di assicurazione sulla vita in favore di un terzo, l’espressione “legittimi eredi”, ove presente nel contratto, sia meramente descrittiva di coloro che, in astratto, rivestono la qualità di eredi legittimi o si riferisca, invece, agli effettivi destinatari dell’eredità;

– se la designazione degli eredi in sede testamentaria possa interferire, in sede di liquidazione dell’indennizzo, con la individuazione astratta dei legittimi eredi;

– se, in quest’ultima ipotesi, il beneficio indennitario debba ricalcare la misura delle quote ereditarie spettanti per legge o se la natura di diritto proprio, sancita dall’art. 1920, ultimo comma, c.c., imponga una divisione di tale indennizzo fra gli aventi diritto in parti eguali.

È l’ordinanza interlocutoria n. 33195 del 16/12/2019.

Link per leggerla sul sito della Corte

Questo il passaggio della motivazione.

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