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Le spese del reclamo avverso l’ordinanza presidenziale nelle cause di separazione

La Prima sezione civile della Cassazione ha stabilito che: “In tema di separazione dei coniugi, la corte d’appello adita in sede di reclamo avverso l’ordinanza del presidente del tribunale, ai sensi dell’art. 708 c.p.c., non deve statuire sulle spese del procedimento, poiché, trattandosi di provvedimento adottato in pendenza della lite, resta riservato al tribunale provvedere sulle spese nella sentenza emessa a conclusione del giudizio anche per la fase di reclamo”.

Trattasi della Sentenza n. 8432 del 30/04/2020.

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Prima va integrato il contraddittorio e poi il Giudice può decidere sulla competenza.

La questione della nullità della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio riguarda la corretta costituzione del rapporto processuale e, quindi, deve essere valutata prima di quella concernente la competenza, la quale presuppone pur sempre l’instaurazione di un valido contraddittorio tra le parti; ne consegue che la decisione del giudice del merito, dichiaratosi incompetente nonostante una delle parti non fosse stata regolarmente convenuta, è censurabile con il mezzo del regolamento di competenza poiché anche l’integrità del contraddittorio attiene “in modo diretto e necessario alla competenza”.

Così Cass. Civ. Sesta Sezione con Ordinanza n. 7055 del 12/03/2020.

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Divorzio e necessità o meno del notaio per i trasferimenti immobiliari.

La Prima Sezione civile della Cassazione ha disposto la trasmissione degli atti al Primo Presidente per l’eventuale rimessione alle Sezioni Unite della seguente questione di massima di particolare importanza, di rilevante impatto sul contenzioso in materia di separazioni e divorzi: se, ai sensi dell’art. 29, comma 1-bis, della legge n. 52 del 1985, introdotto dall’art. 19, comma 14, del d.l. n. 78 del 2010, conv. in legge n. 122 del 2010, la sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio, pronunciata su ricorso congiunto delle parti, possa contenere una clausola con la quale si attui un trasferimento immobiliare senza che sia demandata al notaio, ai fini della validità dell’atto, la verifica di conformità ipocatastale dell’immobile richiesta dalla norma. (Nella specie, l’accordo traslativo, elemento indispensabile del complessivo e definitivo assetto degli interessi delle parti nella prospettazione del ricorso congiunto, era stato corredato di relazione tecnica giurata contenente attestazione di conformità energetica ed elettrica, di visura e planimetria catastale, nonché di una dichiarazione di obbligo di effettuare a spese e cura delle parti le formalità di trascrizione, di depositare la ricevuta di avvenuta presentazione della richiesta di pubblicità e la nota di trascrizione, con esonero della cancelleria da ogni responsabilità).

Trattasi dell’ordinanza n. 3089 del 10/02/2020

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Esecuzioni: cancellazione dei gravami e definitivita’ del decreto di trasferimento

La Prima Sezione civile della Cassazione ha disposto la trasmissione degli atti al Primo Presidente per l’eventuale rimessione alle Sezioni Unite della seguente questione di massima di particolare importanza, di rilevante impatto sul contenzioso in materia di vendite esecutive o fallimentari: se, nei procedimenti di espropriazione e vendita forzata immobiliare, il decreto di trasferimento del bene, recante l’ordine di cancellazione dei gravami (pignoramenti, ipoteche, privilegi, sequestri conservativi) determini, in forza dell’art. 2878, n. 7), c.c., l’estinzione dei medesimi vincoli, dei quali il conservatore dei registri immobiliari (oggi ufficio provinciale del territorio-servizio di pubblicità immobiliare, istituito presso l’Agenzia delle Entrate) è tenuto ad eseguire la cancellazione, indipendentemente dal decorso dei termini per la proponibilità di opposizioni all’esecuzione a norma dell’art. 617 c.p.c.

Trattasi dell’ordinanza interlocutoria n. 3096 del 10/02/2020

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Nominando il secondo avvocato si perde il gratuito patrocinio

Nel processo civile, l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato è esclusa se il richiedente è assistito da più di un difensore; del pari, ove tale ammissione sia stata già concessa, i suoi effetti cessano dal momento in cui il beneficiario nomina un secondo difensore di fiducia.

Lo ha confermato la Seconda Sezione Civile della Cassazione con Sentenza n. 1736 del 27/01/2020.

Questo è il passo decisivo della motivazione:

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Giudici ausiliari di appello

La Terza Sezione civile ha dichiarato rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 62 ss. d.l. 21 giugno 2013, n. 69, convertito dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, nella parte in cui istituiscono i giudici ausiliari d’appello e prevedono l’assegnazione di tali giudici onorari all’esercizio di funzioni giurisdizionali in organi collegiali, per contrasto con gli artt. 106, comma 2, Cost. («La legge sull’ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.») e 102 Cost.

La Sezione ha ritenuto ciò con ordinanze del 9/12/2019 n. 32032 e n. 32033.

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Contratti scritti e divieto di prova testimoniale

La Seconda Sezione civile ha disposto la trasmissione degli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite ponendo la questione se in una transazione o anche, più in generale, in un contratto per il quale sia richiesta la forma scritta “ad probationem”, sia operativo il divieto della prova per testi e se l’eventuale inammissibilità possa essere rilevata d’ufficio o debba, invece, essere eccepita dalla parte interessata entro il termine di cui all’art. 157, comma 2, c.p.c., nella prima istanza o difesa successiva alla sua articolazione; il quesito è stato posto all’interno della più ampia questione riguardante l’esistenza o meno di un unitario regime processuale relativo all’inammissibilità della prova testimoniale, derivante dal combinato disposto di cui agli artt. 2725 c. e 2729 c.c., applicabile indifferentemente sia ai contratti per i quali sia richiesta la forma scritta “ad probationem”, sia a quelli per cui la forma è richiesta “ad substantiam”.

Trattasi dell’ordinanza interlocutoria n. 30244 del 20/11/2019.

Ecco il link per leggerla

Il passaggio decisivo è il seguente.

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Onorario avvocato e opposizione all’ingiunzione.

Un avvocato chiede e ottiene ingiunzione di pagamento verso il proprio cliente.

Quest’ultimo propone opposizione con atto di citazione.

L’avvocato opposto si costituisce e eccepisce che l’avversa opposizione, proposta con citazione anziché con ricorso, era stata esperita tardivamente, siccome depositata in cancelleria allorché il termine di quaranta giorni dalla notifica dell’ingiunzione era già decorso. Chiedeva dichiararsi l’inammissibilità o rigettarsi l’avversa opposizione.

Con ordinanza in data 11.3.2016 il tribunale di Siena dichiarava inammissibile l’opposizione e condannava l’opponente alle spese di lite. Premetteva il tribunale che l’opposizione all’ingiunzione di pagamento per compensi professionali è da proporre, ai sensi degli artt. 14 dec. Igs. n. 150/2011 e 702 bis cod. proc. civ., con ricorso non già con citazione; che nondimeno, qualora proposta con citazione, è da reputare tempestiva se depositata in cancelleria entro il termine di cui all’art. 641 cod. proc. civ.. Indi esplicitava che l’ingiunzione di pagamento era stata notificata il 23.5.2014 e viceversa l’opposizione era stata iscritta a ruolo il 9.7.2014, allorquando il termine di quaranta giorni era già decorso.

Il cliente propone dunque ricorso per cassazione.

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