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Approfondimento su Cass. S.U. 25021/2019 (divisione e regolarità edilizia)

La Cassazione con la citata sentenza, pubblicata il 7.10.2019, si è occupata del tema del rapporto tra divisione e regolarità urbanistica dell’immobile.

IL CASO

La Curatela del fallimento di La Rosa Carmelo convenne in giudizio, dinanzi al Tribunale di Palermo, La Rosa Maria e La Rosa Francesco, onde ottenere lo scioglimento della comunione ereditaria esistente tra il fallito ed i convenuti (germani del medesimo) relativamente ad un fabbricato destinato a civile abitazione (composto da quattro elevazioni fuori terra) sito in Bagheria e proveniente dalla successione legittima del comune genitore; chiese l’assegnazione alla curatela della quota (pari a 2/9) di proprietà del cespite spettante al fallito; in subordine, per il caso di non comoda divisibilità e di mancata richiesta di attribuzione, chiese la vendita del fabbricato e la ripartizione del ricavato; domandò anche la condanna dei convenuti al pagamento di una indennità per l’occupazione dell’immobile. Nella contumacia dei convenuti, il Tribunale rigettò le domande attoree.2. – Sul gravame proposto dalla Curatela del fallimento, la Corte di Appello di Palermo, confermò la pronuncia di primo grado. Secondo la Corte territoriale, il chiesto scioglimento della comunione ereditaria non poteva essere disposto, perché il fabbricato di cui si chiedeva la divisione, originariamente costituto dal solo piano terra (edificato prima del 1940), era stato sopraelevato nel periodo compreso tra il 1970 e il 1976 in assenza di concessione edilizia. A dire dei giudici di appello, lo scioglimento della comunione ereditaria rientrerebbe a pieno titolo tra gli atti inter vivos e, come tale, sarebbe assoggettato alle disposizioni di cui agli artt. 17 e 40 della legge n. 47 del 1985, che vietano – comminando la sanzione della nullità – la stipulazione di atti tra vivi aventi per oggetto diritti reali relativi ad edifici (o a loro parti) dai quali non risultino gli estremi della concessione edilizia o della concessione in sanatoria o ai quali non sia allegata copia della domanda di sanatoria corredata dalla prova del versamento delle prime due rate di oblazione (c.d. “menzioni urbanistiche”). Secondo la Corte di merito, poi, nella specie sarebbe inapplicabile l’art. 46, comma 5, d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, che esclude la nullità degli atti posti in essere nell’ambito di procedure esecutive immobiliari, dovendo tale norma intendersi riferita solo alle vendite disposte nell’ambito di procedure esecutive e non essendo estensibile alle divisioni. Infine, secondo i giudici del gravame, la domanda di condanna dei convenuti al pagamento di una indennità per il godimento dell’immobile non poteva comunque essere accolta, non essendovi prova che i predetti avessero avuto l’esclusiva disponibilità del cespite. 3. – Per la cassazione della sentenza di appello ha proposto ricorso la Curatela del fallimento di La Rosa Carmelo sulla base di due motivi.La Rosa Maria e La Rosa Francesco, ritualmente intimati, non hanno svolto attività difensiva.

La causa approdava alle Sezioni Unite investendo il ricorso una “questione di massima di particolare importanza”.

I MOTIVI DI RICORSO

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